|
IL barber in camice candido strofina sull'asciugamano
un rasoio bianco di schiuma ed esce su via Baretti. L'insegna
in quattro lingue sulla sua bottega? "Un regalo della circoscrizione.
Bella no? Barbiere, barbé, barber, coiffeur".
Da cinque mesi le strade di San Salvario sono punteggiate di piccoli
stendardi giallo e bordeaux che indicano ai visitatori i negozi
più antichi del quartiere in italiano, piemontese, inglese,
francese. Torino parla al mondo di ieri e di domani. Ma se i nativi
riconoscono il gergo dei nonni, gli stranieri arrancano: la versione
dialettale è corretta, l'altra invece sconta l'approssimazione
del traduttore automatico dei computer che non distingue bene
l'aggettivo dal nome. L'idraulico di via Belfiore diventa così
un hydraulic che con il plumber noto a Londra e
New York divide giusto la pagina sul dizionario italiano-inglese.
Sorridono con discrezione anglosassone le due studentesse bionde
con la cartellina "British school of English" dirette
all'istituto di via Saluzzo. Barber definisce l'artigiano
e non l'attività, che si traduce invece barber's shop.
La differenza? Sarebbe come scrivere "barista" sull'insegna
di un bar. Le inesattezze accompagnano il percorso che, nelle
intenzioni degli ideatori, doveva disegnare "l'omogeneità
e la tipicità commerciale" di una zona storica sempre
più contaminata di voci e odori esotici. L'optical
di via Baretti 12 lampeggia al posto del corretto optician:
optical in inglese è l'illusione ottica, un miraggio
o il gioco di fissare un disegno astratto e dopo cinque secondi
vedere una barca sullo sfondo. Publicity, laddove l'imprenditore
di Edimburgo in cerca di un negozio di pubblicità e grafica
dovrebbe leggere advertising and design. Aesthetic
per il centro estetico di via Galliari che poteva chiamarsi a
scelta beautician, beauty center, beauty farm. Tutto fuorché
aesthetic, che il dizionario Garzanti di Mario Hazon riconduce
alla filosofia estetica, quella di Benedetto Croce per intenderci.
Il presidente dell'ottava Circoscrizione Cesare Formisano arrossisce
imbarazzato davanti all'elenco di termini arrotondati alla buona:
voleva stringere un cordone di identità intorno alla zona
affollata di immigrati magrebini, sudamericani, cinesi, e la morsa
si rivela un po' troppo stretta.
Il 25 novembre 2002 il Consiglio retto dall'esponente di Alleanza
Nazionale Formisano approva l'iniziativa "insegne a bandiera
per esercizi commerciali". Con ventiquattro voti favorevoli
su ventiquattro vengono stanziati 60 mila euro per la realizzazione
di 230 cartelli in quattro lingue da distribuire nel borgo San
Salvario tra le attività con almeno due anni d'anzianità
alle spalle. Fuori le matricole tipo call center, lavanderie a
gettoni, doner Kebab, l'emporio vietnamita di via Principe Tommaso
che continua a chiedere come essere incluso tra i selezionati.
Dentro restauratori, parrucchieri, sarti, i pionieri di una rinascita
rionale iniziata quando nottambuli ed amanti dell'etnico non avevano
ancora sdoganato le strade a ridosso della stazione Porta Nuova
e l'ombra minacciosa della kasbah s'allungava fino al Po. La filosofia
conservativa di fondo sarebbe piaciuta allo scrittore Curzio Malaparte,
"la più bella penna del fascismo" secondo Piero
Gobetti, sostenitore della campagna "strapaesana" per
un'arte italiana legata alla tradizione.
Adesso, la risposta popolare alle dispendiose ed elitarie luci
d'artista volute dal Comune rischia di sollevare altre domande.
Chi ha tradotto i cartelli? "Lo studio d'architettura Assaloni
Aghero Cipolla, vincitore dell'appalto", precisano in circoscrizione.
"Un nostro addetto ha fatto la ricerca con Internet, una
traduzione generale" precisano quelli offrendo la sostituzione
dei pezzi sbagliati.
I turisti anglosassoni passeggiano e sorridono composti. La sartoria
tailor, l'abbigliamento apparel, l'autoriparazioni
car repair sono versioni abbastanza démodé
ma comprensibili. Mentre l'espressione woven impressa sopra
al negozio di tessuti in via di S. Anselmo 23 suggerisce la stoffa
di cui sono fatte le camicie inglesi piuttosto che l'esercizio
commerciale, fabric. I cugini francesi storcono il naso.
Ma quale magasin en cuir: la pelletteria a Parigi si chiama
maroquinerie. L'idraulico è il plombier,
ed eventualmente effettua una riparazione hydraulique.
La tipografia di via Belfiore accanto all'Hot Boutique di succinti
body panterati che non necessita di traduzione, non risponde al
nome di bureau impression ma d'imprimerie.
L'intraprendenza del Consiglio circoscrizionale capitanato da
Cesare Formisano, ingegnoso nella volontà d'investire fondi
per sostenere l'identità culturale del quartiere, resta.
Il senso questa volta è lost in translation, perso
nella traduzione, come l'inafferrabile dialogo amoroso tra i due
protagonisti dell'omonimo film di Sofia Coppola.
(Del 18/2/2004 Sezione: Torino cronaca Pag. 51 LA GAFFE IN STRADA) |
| La presidente della Federazione Centri di Traduzione
e Interpretariato ci scrive: "Mi riferisco all'articolo "Inglese
impossibile sulle nuove insegne di San Salvario". Penso che
valga la pena di spendere qualche parola sull'argomento. "Nessuno
ha mai pensato che il traduttore è un professionista che
non si metterebbe mai a tentare di "raffazzonare" un
progetto architettonico e dunque non si capisce perché,
al contrario, chiunque pensi di poter tradurre qualunque testo,
qualunque concetto. "È raro che un cliente che deve
far tradurre un testo capisca che occorre innanzitutto avvalersi
di un professionista, che quel professionista deve tradurre nella
sua lingua madre e che deve avere un campo preciso di specializzazione.
In altri termini, il traduttore deve conoscere a fondo l'argomento.
Non c'è dizionario che tenga: c'è solo l'esperienza
e la serietà del professionista! Se poi quel professionista
si trova a dover tradurre diciture completamente decontestualizzate,
come nel caso di quelle che appaiono sulle insegne di San Salvario,
deve usare la massima attenzione e, se ha dei dubbi, deve informarsi
sul significato preciso. Solo così potrà trasferire
nell'altra lingua dei messaggi che, anziché far "sorridere
bonariamente" i turisti stranieri, li aiutino a capire come
muoversi in una città che non conoscono. "Il caso
di San Salvario non è l'unico, ma è decisamente
emblematico. L'immagine della città, che si sta preparando
ad accogliere centinaia di migliaia di stranieri nel 2006, passa
anche attraverso questo tipo di comunicazione, che deve essere
chiara e precisa: nata dalla penna di un professionista, appunto!".
Lydia Del Devoto
(Del 21/2/2004 Sezione: Torino cronaca Pag. 15) |